DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell’autore/autrice.

Marrakesh Economic Festival: spinto da alcune domande sull’uso del dollaro e del sistema internazionale dei pagamenti come arma contro l’invasione russa in Ucraina, Min Zhu afferma che la riposta può essere soltanto che il Fondo Monetario Internazionale riesca ad imporre un crescente uso degli SDR (Special Drawing Rights, i diritti speciali di prelievo), un paniere di monete formato dalle cinque più importanti al mondo (dollaro, euro, renmimbi, yen e sterlina).

Il personaggio è interessante, perché ha rappresentato per anni la voce ufficiale della diplomazia economica cinese. Già Vicegovernatore della Banca Centrale cinese ai tempi in cui il Governatore Zhou Xiaochuan chiedeva nel 2009 una riforma del sistema monetario internazionale, poi Deputy Managing Director del Fondo Monetario Internazionale, oggi vice-presidente del China Centre for International Economic Exchanges (autorevole think-tank di Pechino).

Una dichiarazione molto netta, la sua, che ha visto annuire (con un movimento della testa appena accennato) i tre banchieri centrali presenti al panel: Leonardo Villar (Colombia), Julio Velarde (Perù) e Rashad Cassim (Sudafrica). Un assenso che non può che avvenire con grande cautela, perché puntare su una moneta composita oggi ha delle implicazioni geopolitiche critiche; significa stare dalla parte opposta rispetto agli USA. Ripensare il sistema nato 80 anni fa a Bretton Woods, puntando su una moneta mondiale che non sia espressione di un unico paese sovrano, una contraddizione insostenibile e che determina distorsioni di varia natura, significa sostituire il ruolo centrale del dollaro con un sistema più bilanciato e rappresentativo di tutte le grandi aree del mondo.

Da qui il legame diretto con il tema della sessione successiva, che ha mostrato come l’attuale processo di derisking (riportare le catene del valore strategiche all’interno delle aree di alleanze di ciascun blocco di paesi) presenta un crescente carico di rischi. Di natura sia economica (con l’aumento dei costi e la diminuzione del prodotto, un rialzo permanente dei tassi d’interesse e l’innesco di spirali negative che si potrebbero rafforzarsi a vicenda) sia politica (con l’aumento della conflittualità).

La Cina ha sfruttato il conflitto USA-Giappone nella crisi del 1997 per assumere una posizione egemonica in Asia. In quell’occasione gli Stati Uniti hanno miopicamente imposto, attraverso la complicità del FMI, la loro egemonia sull’area, umiliando i tentativi (peraltro goffi e diplomaticamente disastrosi) del Giappone di emergere come potenza egemonica nell’area.

Credo che sarebbe suicida per gli Stati Uniti non anticipare l’evoluzione del sistema monetario internazionale, guidando la sua riforma da protagonisti, piuttosto che rischiare di subirla, mettendosi di traverso ad una evoluzione storica che non li vede comunque più egemoni nel mondo.

E la riforma può essere soltanto nella direzione di uno strumento multi-currency, come gli SDR, puntando a trasformarli in una effettiva moneta internazionale per i pagamenti, riserve, mercato privato, etc. Naturalmente, perché ciò sia possibile occorrerebbe un segnale da parte di qualche grande impresa o paese, che emetta debiti in SDRs. Ma come mi ha confessato in privato un Governatore Latino Americano, al memento non sembrano esserci prospettive realistiche in tal senso.

Ultimo punto: in tutto questo, l’Europa e l’euro dove sono? Fino a quando si ostineranno a resistere alle pressioni interne ed internazionali per diventare un attore globale, gli europei continueranno a restare invisibili a questi grandi processi, pur avendo delle infrastrutture che sarebbero utili a gestire una transizione verso un sistema genuinamente multilaterale. La BCE, ad esempio, ha stipulato accordi di currency swap (prestiti incrociati di valuta, che rappresentano tipicamente la prima linea di difesa in caso di crisi finanziarie) sia con la Banca Popolare Cinese, sia con la FED. Mentre, tra loro, FED e BPC ne sono privi. Un’opportunità di mediazione enorme. Sempre che la si voglia far valere.

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